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Proponiamo il seguente articolo tratto da "Tradizione Militare" dell'8 ottobre 2002

3 TRADIZIONE MILITARE N. 2 - Febbraio 2007

                               UN EROE DEL C.I.L.
                    
DI GUALTIERO ALBERGHINI

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Il 22 Marzo 1944 il I° Raggruppamento Motorizzato venne trasformato in Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.), una denominazione che era ad un tempo simbolo e sintesi della volontà italiana di battersi a fianco degli alleati per la riconquista della libertà.
Il 1° giugno, rinforzato dalla Divisione Paracadutisti "Nembo" proveniente dalla Sardegna, il C.I.L. si trasferiva nel settore adriatico alle dipendenze del 5° Corpo d'Armata britannico, per partecipare all'avanzata verso nord.
Il 17 dello stesso, ormai cadute in mano alleata le città di Chieti, Teramo ed Ascoli Piceno, il C.I.L. passò alle dipendenze del Corpo d'Armata Polacco del Gen. Anders con il compito di continuare a tallonare il nemico in ritirata e di fornire protezione al fianco sinistro della suddetta Grande Unità, che operava a cavaliere della statale adriatica n. 16.
Fu durante questo periodo di collaborazione con i polacchi che venne effettuato dalla Divisione "Nembo" la conquista di Filottrano durante una serie di sanguinosi scontri protrattisi dal 2 al 9 luglio contro l'agguerrito 994° Reggimento di fanteria Tedesco rinforzato da carri armati. Le gravi perdite subite da ambo le parti testimoniano l'asprezza di una lotta senza quartiere.
Dopo Filottrano la marcia verso nord cominciò con maggior difficoltà per il progressivo irrigidimento della resistenza germanica, punteggiata da frequenti ed improvvise puntate offensive, intesa a procrastinare nella maggiore misura possibile la presa di contatto alleata con la linea gotica ancora in fase di completamento.


In tale contesto operativo, durante la prima quindicina di agosto, il C.I.L. si era arrestato ed aveva assunto un atteggiamento difensivo sistemandosi sulla displuviale fra i fiumi Misa e Cesano nel settore Castellone di Suasa - Corinaldo, sempre a protezione del fianco sinistro polacco.
A quota 211, un sottotenente ventitreenne Paracadutista del 184° Reggimento "Nembo" aveva organizzato un centro di resistenza con il proprio plotone mitraglieri. Si trattava di un Ufficiale esperto che aveva partecipato alla "risalita" verso nord, impegnato sovente in combattimento, sostenuto dalla tenacia, dallo spirito di sacrificio, dall'entusiasmo, dal severo addestramento ricevuto nell'ambito della specialità paracadutisti.
Si chiamava Giuseppe Martinelli.
Il 15 giugno 1944 affrontò insieme ai propri uomini l'ennesima dura ed anche ultima prova della sua vita.
Durante un fulmineo contrattacco tedesco, una ben centrata salva di mortai fece scempio del piccolo presidio italiano.
Nonostante le gravissime ferite riportate, Martinelli pretese di essere soccorso per ultimo e solo dopo che l'ultimo dei suoi paracadutisti ferito fosse stato sgomberato a tergo. Ricoverato all'ospedale di Iesi cessava di vivere dopo aver subito dolorose amputazioni.Per un maligno scherzo del destino lasciava questa vita terrena alla vigilia di un meritato riposo, dopo circa 90 giorni di intensa attività operativa. Infatti, il 30 agosto, il C.I.L. veniva ritirato dal fronte e inviato nelle retrovie, a Piedimonte d'Alife, per il riordinamento.
 


Giuseppe Martinelli, che a sua insaputa era già stato promosso tenente da qualche mese, aveva vissuto l'epopea del C.I.L. fino dalla sua costituzione, con la "Nembo" aveva percorso centinaia di chilometri, combattendo contro le retroguardie germaniche con armamento ed equipaggiamento italiani, in nette condizioni di inferiorità.
Grazie alla sua instancabile azione di comando aveva saputo temprare il proprio plotone ai più duri cimenti, a superare le difficoltà di ogni genere, a fargli raggiungere una elevatezza spirituale di tutto rispetto in campo militare.
Purtroppo, nessun riconoscimento ufficiale ha onorato la figura di questo eroe.
In campo civile, l'Ateneo fiorentino gli ha concesso la laurea "honoris causa" in Economia e Commercio, mentre il Comune di Lucca lo ha ricordato qualche anno fa con una pergamena consegnata alla famiglia e l'ANPDI lucchese con un apposito sito su internet. Giuseppe Martinelli è l'emblema di tutti quei cittadini italiani che in un momento particolarmente tragico della nostra Storia fornirono, unitamente ai partigiani ed agli internati nei lager, un generoso contributo di sangue e sacrifici per il riscatto della Patria. Sono trascorsi oltre 60 anni dalla scomparsa.
E' auspicabile che una via di Lucca, sua città natale, gli venga finalmente intitolata.

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